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Il Terzo Settore e l’Intelligenza Artificiale: Un Futuro di Miglioramenti Incrementali

redazione3 min
Immagine rappresentativa dell'intelligenza artificiale nel terzo settore

In Breve

Come può l'AI migliorare le operazioni delle nonprofit?
L'AI può ottimizzare flussi di lavoro, interpretare dati e generare insight, migliorando l'efficacia delle decisioni.
Qual è l'approccio migliore per implementare l'AI nel terzo settore?
Un approccio incrementale riduce i rischi e consente un'adozione graduale delle tecnologie.
Perché è importante una strategia dati solida?
Una strategia dati solida garantisce che gli strumenti di AI abbiano accesso a dati affidabili e pertinenti.

Le organizzazioni nonprofit hanno oggi un’opportunità unica di migliorare significativamente le proprie operazioni grazie all’intelligenza artificiale (AI) e all’automazione. Tuttavia, la chiave per un’implementazione efficace risiede nell’approccio adottato. Per ridurre i rischi di interruzione operativa, è preferibile un metodo disciplinato, basato su guadagni incrementali piuttosto che su trasformazioni radicali che coinvolgono molteplici componenti contemporaneamente.

Molte realtà del terzo settore continuano a fare affidamento su applicazioni dedicate e processi manuali. Pertanto, è fondamentale che i fornitori di tecnologia propongano soluzioni pragmatiche che integrino l’AI con i sistemi esistenti. Le organizzazioni, da parte loro, devono ampliare la loro visione riguardo al potenziale dell’AI, andando oltre le singole soluzioni come i chatbot.

L’intelligenza artificiale può diventare un elemento fondamentale per modificare il modo in cui si attivano i flussi di lavoro, si interpretano i dati e si generano insight. Questo supporto cognitivo consente decisioni più efficaci in tempo reale, liberando tempo prezioso per attività di problem solving. Tuttavia, per sfruttare al meglio gli strumenti di AI, è cruciale disporre di una strategia dati solida. Infatti, gli strumenti di AI funzionano solo se hanno accesso ai dati giusti.

Un recente studio ha rivelato che il 61% dei professionisti finanziari nelle nonprofit statunitensi utilizza ancora fogli di calcolo generici per la gestione finanziaria di base. Questo evidenzia la difficoltà di collegare informazioni tra applicazioni specialistiche e processi manuali. I dati devono essere estratti, trasformati e caricati in formati interrogabili in linguaggio naturale, basati su input affidabili e su un quadro comune di analisi che renda chiara l’origine e la responsabilità delle informazioni.

È fondamentale anche comprendere la semantica dei dati. Ad esempio, il significato di termini come “progetto” può variare notevolmente tra diversi settori, e ciò può portare a errori interpretativi nei modelli e fenomeni di hallucination. Le organizzazioni devono essere in grado di monitorare, valutare e correggere i dati lungo la catena di fornitura informativa e collaborare con i fornitori tecnologici affinché tutti i livelli dell’organizzazione possano verificare la conformità alle aspettative.

L’approccio incrementale permette di valutare lo stato attuale rispetto all’obiettivo e di adottare funzionalità in modo continuo. Questo consente al personale di costruire fiducia nella collaborazione con strumenti di AI. Un esempio pratico di questo approccio è la gestione delle scorte in contesti remoti. Le fasi progressive possono prevedere prima il monitoraggio e alert, poi raccomandazioni basate su dati contestuali e infine l’automazione controllata degli ordini. Questo processo riduce l’onere amministrativo senza richiedere immediatamente sistemi completamente autonomi.

Se accompagnata da una strategia dati solida e da una visione ambiziosa delle possibilità, l’adozione graduale dell’AI può portare benefici rapidi e sostenibili alle organizzazioni nonprofit. In un mondo in cui l’innovazione è fondamentale, il terzo settore ha l’opportunità di abbracciare il cambiamento e migliorare la propria efficienza operativa.

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