Energia

Rischio idrico e idrogeologico: la necessità di un nuovo approccio in Italia

•redazione•2 min
Cambiamento climatico e gestione delle risorse idriche in Italia

In Breve

Qual è l'impatto del cambiamento climatico sulla gestione delle risorse idriche in Italia?
Il cambiamento climatico ha alterato i regimi pluviometrici, portando a periodi di siccità alternati a piogge intense.
Quali misure sono necessarie per affrontare il rischio idrogeologico?
È necessario diversificare le fonti idriche, migliorare la manutenzione delle reti e adottare un bilancio idrico.
Cosa si intende per 'città spugna'?
Il concetto di 'città spugna' si riferisce a soluzioni urbane che aumentano la permeabilità dei suoli per gestire meglio le acque piovane.

Il cambiamento climatico ha profondamente modificato i regimi pluviometrici in Italia, nel Mediterraneo e nell’Europa occidentale, portando a un’alternanza di periodi di siccità e piogge intense. Questi fenomeni richiedono un ripensamento urgente della gestione della risorsa idrica e del rischio idrogeologico. Marco Casini, segretario generale di Aubac, evidenzia l’importanza di adeguare gli approcci e gli strumenti per affrontare queste sfide.

Un cambiamento culturale è indispensabile: l’acqua non può più essere considerata una risorsa scontata. È necessario introdurre un bilancio idrico, prestando particolare attenzione alla manutenzione delle reti idriche e alla riduzione delle perdite, che a livello nazionale hanno raggiunto il 42,4%, rispetto al 27% degli anni ’90.

Tra le misure suggerite da Casini, spicca la diversificazione delle fonti idriche. Attualmente, l’85% dell’acqua utilizzata in Italia proviene dal sottosuolo, rendendo cruciale il riuso, la desalinizzazione e l’aumento degli invasi per catturare le precipitazioni sempre più concentrate. In agricoltura, la sfida non riguarda solo l’efficienza dell’irrigazione, ma anche la scelta delle colture più adatte ai nuovi contesti climatici.

In ambito urbano, è fondamentale ripensare i centri abitati attraverso soluzioni che aumentino la permeabilità dei suoli e favoriscano il trattenimento dell’acqua, riducendo così il rischio di allagamenti. Si promuove così il concetto di “città spugna”, dove le aree urbane sono progettate per assorbire e gestire le acque piovane in modo più efficace.

La gestione del rischio richiede anche la capacità di superare i limiti amministrativi, attraverso la creazione di autorità di bacino in grado di coordinare le azioni tra diverse regioni, province e comuni. La conoscenza approfondita del territorio e la prevenzione sono fondamentali, con la necessità di rimappare le aree a rischio utilizzando modelli idraulici digitali avanzati.

Strumenti di governo del rischio adeguati non solo facilitano l’accesso a finanziamenti, ma consentono anche la realizzazione di interventi più efficaci. È tempo di affrontare seriamente la questione del rischio idrico e idrogeologico in Italia, per garantire un futuro sostenibile e sicuro per le generazioni a venire.

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