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Proteste degli autotrasportatori: impatti sulle filiere del Sud Italia

•redazione•3 min
Proteste autotrasportatori in Italia

In Breve

Qual è la causa delle proteste degli autotrasportatori?
Le proteste sono causate dall'aumento dei prezzi del carburante.
Quali sono gli effetti delle proteste sulle filiere del Sud?
Ci sono blocchi e rallentamenti che portano a carenze sugli scaffali dei supermercati.
Cosa sta facendo il governo per affrontare la situazione?
È previsto un incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Le proteste degli autotrasportatori contro l’aumento dei prezzi del carburante stanno avendo conseguenze dirette e pesanti sulle filiere produttive del Mezzogiorno d’Italia. Le strade bloccate e i rallentamenti stanno causando l’accumulo di merci, con celle frigorifere piene nelle aziende agricole e camion carichi di prodotti deperibili fermi in attesa di poter proseguire. Questo scenario ha già portato a prime carenze sugli scaffali dei supermercati, creando preoccupazione tra i consumatori.

La mobilitazione interessa in particolare le autostrade, gli accessi alle città e i collegamenti con le piattaforme logistiche. È previsto un incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per discutere della situazione. In Puglia, la Coldiretti regionale ha denunciato ritardi nelle consegne e difficoltà operative nelle piattaforme della grande distribuzione, con prodotti come ortofrutta, funghi e fiori bloccati nelle aziende, aumentando il rischio di scarti. L’organizzazione ha sottolineato che l’85% delle merci destinate agli scaffali viaggia su strada, evidenziando la vulnerabilità del sistema distributivo.

In Molise, a Termoli, diversi supermercati stanno registrando problemi di approvvigionamento nei reparti di frutta, verdura e prodotti da forno. A Campobasso, camion e trattori hanno raggiunto il centro cittadino, provocando disagi alla circolazione. In Campania, le proteste hanno interessato i collegamenti autostradali e il porto di Napoli, dove alcuni tir hanno bloccato il varco Bausan. Si segnalano code di circa due chilometri tra Villa Literno e Pomigliano, e altri due chilometri tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord.

La mobilitazione, iniziata intorno alla mezzanotte nella zona di Caianello, ha richiesto l’intervento della Polizia stradale e del personale di Autostrade per l’Italia. In Puglia, un corteo partito da Altamura con circa 35 motrici ha manifestato a Bari, chiedendo un incontro con il presidente regionale. Presidi e blocchi sono stati attivati anche sulla provinciale 231 vicino a Corato.

In Calabria, Fedralog ha istituito un presidio sulla statale 18 a Fuscaldo, con decine di camion che occupano la carreggiata, rallentando il traffico per brevi intervalli e lasciando transitare i veicoli e i soccorsi. A Scalea, studenti e insegnanti hanno manifestato in solidarietà. In Basilicata, i tir presidiano gli accessi stradali a Potenza Est, Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, mentre sulla Jonica nel Metapontino si segnalano disagi senza blocchi.

Nonostante i distributori di carburante mostrino segni di normalizzazione dopo le difficoltà dei giorni scorsi, la criticità per le produzioni deperibili in Sicilia rimane aperta. Il Comitato trasportatori siciliani ha proposto di favorire la ripartenza dei carichi ortofrutticoli via terra attraverso lo Stretto di Messina, per svuotare le celle frigorifere, con particolare attenzione all’uva Italia, in una fase cruciale della stagione commerciale.

Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, ha chiarito che il fermo riguarda i servizi nei porti e i mezzi delle imprese aderenti lasciati nei parcheggi, dichiarando che il Comitato non attua blocchi stradali e lascia libere le aziende che intendono viaggiare. Contestualmente, la protesta ha raggiunto le barriere autostradali di Tremestieri a Messina Sud e di San Gregorio a Catania, con tir fermi sulle carreggiate.

Le difficoltà nei rifornimenti hanno allertato anche le aziende siciliane di autobus. Anav Sicilia ha segnalato il rischio che le scorte di gasolio diventino insufficienti se le consegne non riprenderanno, con la possibile necessità di concentrare il carburante sui collegamenti essenziali per studenti e lavoratori, pur senza uno stop generalizzato delle corse al momento.

Le rivendicazioni delle imprese includono il costo del gasolio, l’accesso alla liquidità e la riduzione dei margini. Questa vertenza, oltre a impattare sui bilanci delle imprese di autotrasporto, si sta propagando alla continuità delle forniture e dei servizi, con effetti simultanei su chi produce, trasporta e vende.

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