Lavoro

Occupazione all’Aeroporto di Genova: I Lavoratori Ex Ilva di Cornigliano Protestano

•redazione•2 min
Occupazione aeroporto Genova da parte dei lavoratori ex Ilva

In Breve

Perché i lavoratori ex Ilva hanno occupato l'aeroporto di Genova?
Hanno occupato l'aeroporto per protestare contro l'incremento della cassa integrazione e chiedere risposte immediate al governo.
Quali sono le richieste dei lavoratori?
I lavoratori chiedono garanzie per continuare a lavorare e risposte chiare dai commissari.
Chi ha dichiarato che l'occupazione sarà a oltranza?
I lavoratori stessi hanno annunciato che l'occupazione dell'aeroporto sarà a oltranza.

Una protesta clamorosa ha avuto luogo oggi presso l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, dove i lavoratori ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi. I manifestanti hanno annunciato che l’occupazione sarà a oltranza, in risposta all’invio di una comunicazione da parte dei commissari che prevede un incremento della cassa integrazione a causa della mancanza di approvvigionamenti di coils.

Durante l’occupazione, i lavoratori hanno lasciato un corridoio aperto per consentire ai passeggeri di imbarcarsi, ma si sono poi seduti a terra battendo i caschi sul pavimento in segno di protesta. Una delegazione di lavoratori è stata convocata in prefettura dal prefetto Cinzia Torraco, e l’aeroporto rimarrà occupato in attesa del ritorno dei delegati.

Armando Palombo, rappresentante della Fiom, ha dichiarato: “Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara”. Palombo ha sottolineato l’urgenza di una risposta da parte delle autorità competenti.

Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom di Genova, ha definito la comunicazione ricevuta venerdì notte come “una comunicazione che contraddice completamente gli accordi raggiunti mercoledì in prefettura”. Ha aggiunto che si tratta di “un insulto ai lavoratori, alla città, alle istituzioni locali e alla Curia”, chiedendo che i commissari ritirino, modifichino o chiariscano la lettera, poiché il blocco dello stabilimento genovese non è accettabile.

Nicola Appice, delegato rsu Fim-Cisl, ha espresso il suo disappunto, affermando: “Ci sentiamo presi in giro dai commissari, il cui provvedimento rischia di fermare lo stabilimento di Genova prima ancora di terminare il lavoro già presente in fabbrica. Sappiamo cosa significhi chiudere gli impianti e comprendiamo le difficoltà di Taranto alla vigilia della Cassazione, ma fermare indistintamente l’area a caldo e l’area a freddo condanna tutti alla cassa integrazione. A Genova e negli stabilimenti del Nord non vogliamo ammortizzatori sociali, vogliamo continuare a lavorare: servono garanzie transitorie e immediate, per non fermare la produzione”.

La situazione rimane tesa e i lavoratori sono determinati a far sentire la loro voce, in attesa di risposte concrete da parte del governo e dei commissari.

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