Il Trasbordo Marittimo in Europa: Rischi e Opportunità dopo l’Introduzione dell’Ets
In Breve
- Qual è l'impatto dell'Ets sul trasbordo marittimo in Europa?
- L'Ets sta causando un trasferimento delle operazioni di trasbordo fuori dall'Europa, con stime di perdite economiche significative.
- Quali porti europei sono maggiormente colpiti?
- I porti di Gioia Tauro, Taranto, Marsaxlokk e Sines sono tra i più colpiti dal trasferimento delle attività di trasbordo.
- Quali sono le conseguenze occupazionali di questo fenomeno?
- Si prevede una perdita di 2.005-4.431 posti di lavoro all'anno a causa del trasferimento delle operazioni.
L’introduzione del sistema di tassazione europeo Ets per il trasporto marittimo ha già iniziato a mostrare i suoi effetti, con un evidente spostamento delle attività di trasbordo al di fuori dell’Europa. Questa tendenza, che si sta manifestando in particolare verso l’Africa, potrebbe avere impatti economici significativi per gli scali europei.
Un recente studio presentato a Bruxelles ha analizzato 22 porti europei, focalizzandosi su hub strategici come Gioia Tauro, Taranto, Marsaxlokk (Malta) e Sines (Portogallo). Le elaborazioni condotte dalla società Tim10, sotto la supervisione di esperti accademici, hanno stimato che nei primi cinque anni tra il 7,5% e il 15% dei volumi di trasbordo a rischio potrebbe essere trasferito, corrispondente a circa 2,85-6,3 milioni di teu.
Questo spostamento potrebbe comportare perdite di ricavi annuali comprese tra 403 e 892 milioni di euro, oltre alla dispersione di investimenti necessari per sostenere tali volumi, stimati tra 1,43 e 3,6 miliardi di euro. Inoltre, si prevede che l’impatto occupazionale possa tradursi in una perdita di attività corrispondente a 2.005-4.431 posti di lavoro all’anno.
Il rapporto sottolinea come il transhipment sia particolarmente sensibile alle variazioni nei costi operativi tra hub concorrenti. A differenza dei traffici destinati al mercato locale, le operazioni di trasbordo possono essere facilmente spostate tra porti alternativi della stessa rete internazionale. Una volta che i servizi marittimi e gli investimenti nei terminal vengono trasferiti, il recupero risulta pressoché impossibile.
Le evidenze raccolte indicano inoltre che le misure antielusione attualmente in vigore non sono sufficienti a prevenire il trasferimento delle operazioni di trasbordo al di fuori dell’Unione Europea. Anche se queste misure possono contrastare scali intermedi elusivi, non impediscono la rilocalizzazione delle operazioni, che consente di aggirare le tratte soggette all’Ets mantenendo i collegamenti con l’Europa tramite servizi feeder.
Il rapporto conclude che inasprire le restrizioni senza introdurre misure complementari che incentivino il trasbordo in Europa non eliminerebbe l’asimmetria economica alla base della rilocalizzazione. Alberto Rossi, segretario generale di Assarmatori, ha avvertito che il trasferimento delle operazioni in Africa potrebbe trasformare il continente in un nuovo punto nevralgico logistico e geopolitico. Ciò comporterebbe il rischio che investimenti portuali realizzati da operatori privati globali e governi esteri, in particolare cinesi, possano assicurare il controllo sui flussi commerciali, esponendo le economie occidentali a potenziali interruzioni o ritorsioni in caso di tensioni internazionali.

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