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Tumore al seno: un nuovo studio svela il legame tra fluidificazione cellulare e risposta immunitaria

redazione2 min
Ricerca sul tumore al seno

In Breve

Qual è il legame tra fluidificazione cellulare e tumore al seno?
La fluidificazione del tessuto tumorale può attivare la risposta immunitaria, secondo uno studio dell'Università di Milano.
Cosa rappresenta il carcinoma duttale in situ (Dcis)?
Il Dcis rappresenta oltre il 20% delle diagnosi di tumore al seno e pone sfide nella distinzione tra lesioni che progrediranno e quelle indolenti.
Qual è il ruolo della proteina Rab5A nello studio?
Rab5A favorisce la fluidificazione del tessuto tumorale, influenzando la risposta immunitaria.

Un recente studio condotto da ricercatori dell’Ifom e dell’Università di Milano, pubblicato sulla rivista Nature Communications e sostenuto dalla Fondazione Airc, ha messo in luce un interessante collegamento tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l’attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario.

Il carcinoma mammario continua a essere la neoplasia femminile più comune in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi stimate ogni anno. Una percentuale crescente di questi casi viene identificata in fase molto precoce, in particolare il carcinoma duttale in situ (Dcis), che rappresenta oltre il 20% delle diagnosi totali. Questa situazione pone una significativa sfida per i medici, che devono distinguere tra le lesioni che progrediranno e quelle che rimarranno indolenti.

Lo studio amplia un filone di ricerca sul movimento collettivo delle cellule tumorali, precedentemente descritto in un articolo su Nature Materials nel 2023. Quando le cellule, normalmente compatte, riacquistano mobilità collettiva, il tessuto tumorale passa da uno stato “solido” a uno stato più “fluido”. Questo processo è facilitato dall’aumento dell’attività della proteina Rab5A.

La fluidificazione del tessuto tumorale comporta stress meccanici e metabolici che danneggiano i mitocondri. I mitocondri parzialmente compromessi rilasciano frammenti di DNA mitocondriale nel citoplasma, attivando la via cGAS-STING e generando una risposta infiammatoria che richiama le cellule immunitarie contro il tumore.

Nei modelli preclinici analizzati, i tumori con elevata attività di Rab5A hanno mostrato una crescita più lenta in presenza di un sistema immunitario funzionante, una maggiore infiltrazione immunitaria e una maggiore sensibilità ai farmaci che agiscono sui checkpoint immunitari. Tuttavia, i ricercatori avvertono che non si tratta di una nuova terapia pronta per l’impiego clinico. Piuttosto, si tratta di un’importante scoperta che collega le proprietà fisiche del tumore, il metabolismo mitocondriale e la risposta immunitaria.

Questi risultati aprono nuove domande su possibili biomarcatori predittivi e strategie per potenziare l’efficacia delle immunoterapie, oltre a suggerire come ridurre trattamenti non necessari nelle pazienti con Dcis.

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