Economia

Delfin: Frattura nel CDA e Incertezze sul Futuro della Holding

redazione2 min
Consiglio di amministrazione di Delfin

In Breve

Cosa è successo nel CDA di Delfin?
Il CDA di Delfin non ha approvato la lettera di patronage, creando divisioni interne.
Qual è l'importanza della lettera di patronage?
Era necessaria per sbloccare un finanziamento per acquisire quote di eredi.
Quali sono le conseguenze della mancata approvazione?
Riporta la trattativa in una situazione di incertezza e preannuncia tensioni per l'assemblea.

Il consiglio di amministrazione di Delfin ha recentemente mostrato segni di divisione, non approvando la lettera di “patronage” richiesta a favore delle banche. Questo documento era cruciale per sbloccare un finanziamento che avrebbe consentito a Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire le quote di almeno due eredi, permettendo così di raggiungere una maggioranza relativa all’interno della holding lussemburghese.

Il voto ha visto il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari esprimere parere favorevole, mentre si sono opposti il CEO Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. La mancata approvazione ha riportato la trattativa sul futuro di Delfin in una situazione di incertezza, aprendo la strada a una possibile battaglia durante l’assemblea dei soci prevista per il 30 giugno.

Fonti vicine al family office di Leonardo Maria Del Vecchio jr hanno manifestato “delusione e perplessità” per la spaccatura all’interno del board e per una famiglia che appare “non unita”. Queste fonti hanno sottolineato che, in tali condizioni, la gestione aziendale potrebbe risultare difficile da mantenere.

La lettera di patronage, inviata da Del Vecchio al board, era anche un tentativo di “andare alla conta” e stabiliva le condizioni secondo le quali Delfin avrebbe esercitato i diritti di prelazione in caso di inadempimento da parte di Leonardo Maria nei confronti delle banche. Secondo il testo, se il prestito non fosse stato rimborsato, la holding avrebbe acquisito l’intera quota del 37,5% del capitale detenuta da Leonardo Maria, per un prezzo complessivo di 10 miliardi di euro, corrispondente all’acquisto di tre quote valutate circa 3,3 miliardi ciascuna.

Il documento indicava anche che l’operazione avrebbe incluso le partecipazioni attribuite a Luca e Paola, valutate rispettivamente 5 miliardi ciascuna, oltre alla quota di Leonardo Maria. L’obiettivo era quello di evitare che, in caso di problemi, gli istituti di credito potessero entrare nella gestione della holding.

Ora, con la decisione che passa all’assemblea, il percorso verso una risoluzione si preannuncia in salita, lasciando in sospeso il futuro di Delfin e delle sue partecipazioni.

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