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Fibrillazione atriale e declino cognitivo: nuovi dati dallo studio Strat-AF

redazione2 min
Fibrillazione atriale e declino cognitivo

In Breve

Qual è l'obiettivo dello studio Strat-AF?
Stimare l'incidenza del declino cognitivo in pazienti con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante.
Qual è il tasso di incidenza del declino cognitivo registrato?
Circa 14 casi annui ogni 100 persone, il doppio rispetto alla popolazione generale.
Quali fattori aumentano il rischio di declino cognitivo?
Cardiopatia coronarica, pregresso ictus e diabete.

Un recente studio condotto dall’Istituto di neuroscienze del CNR, in collaborazione con l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e l’Università di Firenze, ha messo in luce un aspetto preoccupante per i pazienti affetti da fibrillazione atriale in terapia anticoagulante. Pubblicato sulla rivista EP Europace, lo studio Strat-AF ha per la prima volta stimato l’incidenza del declino cognitivo in questi pazienti, rivelando un tasso di insorgenza di problemi cognitivi significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale.

Monitorando per circa due anni un campione di 140 pazienti ultrassessantacinquenni, inizialmente cognitivamente sani, i ricercatori hanno registrato l’insorgenza di difficoltà cognitive in 30 soggetti. Questo corrisponde a un tasso di incidenza di circa 14 casi annui ogni 100 persone, un valore quasi doppio rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale della stessa fascia d’età.

Nonostante l’importanza degli anticoagulanti nella prevenzione di ictus ed embolie, i risultati dello studio suggeriscono che la terapia farmacologica da sola non è sufficiente a eliminare il rischio di deterioramento cognitivo. Infatti, l’analisi ha evidenziato che condizioni come cardiopatia coronarica, un pregresso ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e buone prestazioni cognitive all’inizio dello studio si sono rivelati fattori protettivi.

I dati raccolti indicano che le cause del declino cognitivo sono multifattoriali e comprendono meccanismi che vanno oltre il rischio tromboembolico. Tra questi, si annoverano l’ipoperfusione cerebrale e l’infiammazione cronica, suggerendo che il rischio è legato al carico di comorbidità vascolare accumulato nel corso della vita.

Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio sottolineano l’importanza di affiancare alla terapia anticoagulante un controllo mirato dei fattori vascolari, uno screening cognitivo sistematico e la programmazione di percorsi clinici personalizzati, in particolare per i pazienti più vulnerabili. Questo approccio integrato potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da fibrillazione atriale e a ridurre il rischio di declino cognitivo.

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