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L’Unione Europea Introduce un Codice di Pratiche per Contrastare i Contenuti Manipolati dall’Intelligenza Artificiale

redazione3 min
Codice di pratiche per contenuti AI

In Breve

Cosa prevede il nuovo codice di pratiche dell'UE?
Il codice prevede la marcatura dei contenuti generati dall'AI e l'obbligo di trasparenza da parte di chi pubblica tali contenuti.
Quando entrerà in vigore il codice di pratiche?
Il codice entrerà in vigore il 2 agosto 2026.
Chi ha firmato il codice di pratiche?
OpenAI ha firmato il codice, mentre Meta ha rifiutato di aderire.

L’Unione Europea ha recentemente introdotto un codice di pratiche volto a ridurre i rischi associati a foto, video, audio e testi generati artificialmente. Questa iniziativa arriva in un contesto di crescente diffusione di contenuti falsi creati tramite intelligenza artificiale, noti anche come deepfake.

Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore il 2 agosto, sono parte dell’AI Act (articolo 50) e impongono a chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale generativa e a chi li utilizza per la creazione di contenuti di assumersi la responsabilità della trasparenza nei confronti degli utenti. I produttori di contenuti generati dall’AI dovranno marcare le loro opere, utilizzando filigrane digitali o soluzioni leggibili da software specializzati, per garantire il riconoscimento dell’origine artificiale di immagini e video.

Inoltre, chi pubblica materiali creati con AI sarà tenuto a informare il pubblico attraverso etichette specifiche, salvo eccezioni previste dalla legge. Per i sistemi immessi sul mercato prima della data di entrata in vigore, l’obbligo di marcatura potrebbe essere prorogato fino al 2 dicembre.

Il codice di pratiche è stato elaborato da un gruppo di esperti indipendenti incaricati dalla Commissione Europea e funge da manuale operativo per aiutare produttori ed editori a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare interpretazioni fuorvianti dei contenuti sintetici. Il documento sottolinea l’importanza di soluzioni semplici, interoperabili e basate su metadati, affinché non venga compromessa la fruizione delle opere e si faciliti il riconoscimento della provenienza dei contenuti.

Dino Pedreschi, docente all’Università di Pisa e uno dei leader del gruppo di esperti, ha descritto il codice come «parte di un articolato tentativo di spingere verso un ecosistema dell’informazione meno inquinato». Ha inoltre osservato che, se applicato correttamente, il codice renderà più trasparente la natura del materiale sintetico e faciliterà la prova della provenienza umana dei contenuti.

Il codice è di natura volontaria, ma le aziende che decidono di adottarlo potrebbero trovarsi in una posizione di maggiore tutela anche in sede giudiziaria o nei procedimenti dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali. Tra le grandi aziende, OpenAI ha già firmato il codice, mentre Meta ha rifiutato di aderire.

In aggiunta a queste misure, la Commissione Europea ha avviato procedimenti per garantire il rispetto del Digital Services Act e ha messo in guardia su pratiche come lo scrolling infinito su Instagram, che potrebbero avere effetti di dipendenza. Le indagini potrebbero portare a sanzioni fino al 6% del fatturato del gruppo coinvolto.

La Commissione sta anche considerando l’introduzione di una legge che vieti l’uso dei social media ai minori di 13 anni e misure per verificare l’età degli utenti delle piattaforme.

Il codice di pratiche nasce in risposta all’aumento di casi di deepfake e contenuti falsi, tra cui falsi dottori che forniscono consigli errati e dichiarazioni finanziarie attribuite a ministri, oltre a volti o voci di celebrità utilizzati impropriamente. Questi episodi evidenziano la necessità di un intervento normativo per garantire la sicurezza e l’affidabilità delle informazioni diffuse online.

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