Economia

Federalismo fiscale: il decreto in Cdm senza il consenso di Regioni e Comuni

redazione3 min
Federalismo fiscale in Italia

In Breve

Qual è il contenuto del decreto sul federalismo fiscale?
Il decreto introduce compartecipazioni Irpef 'a costo zero' per enti territoriali, sostituendo trasferimenti cancellati.
Quando è previsto il via libera finale del decreto?
Il via libera finale è previsto per il 4 agosto o nella riunione di fine agosto.
Quali sono le preoccupazioni espresse da Regioni e Comuni?
Le Regioni e i Comuni esprimono preoccupazioni per la mancanza di compartecipazioni e per il superamento del fondo per il trasporto locale.

A meno di un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale, il decreto legislativo sul federalismo fiscale torna all’attenzione del consiglio dei ministri. Questo avviene dopo una revisione del testo originario del 9 maggio 2025 e in assenza di un accordo con Regioni e Comuni, che non hanno espresso intesa durante la Conferenza unificata.

Il provvedimento, atteso oggi in Cdm, dovrà raccogliere i pareri parlamentari prima di un possibile via libera finale, previsto per il 4 agosto o, al massimo, nella riunione di fine agosto. Nel frattempo, il decreto ha subito alcune modifiche significative: le rottamazioni locali sono state spostate nella legge di bilancio e le norme riguardanti l’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine sono state trasferite al decreto fiscale.

Il nodo centrale della questione è di natura finanziaria. Il testo introduce compartecipazioni Irpef “a costo zero”, ovvero quote di Irpef assegnate agli enti territoriali equivalenti ai trasferimenti cancellati, con importi definiti in valore assoluto e congelati nel tempo, contrariamente a quanto avveniva con le compartecipazioni “dinamiche” che erano indicizzate alla crescita dell’imponibile.

Per le Regioni, è prevista una compartecipazione Irpef di 5,828 miliardi di euro, che sostituisce 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per i libri di testo e 34 milioni per il diritto allo studio. Le Province, invece, beneficeranno di una partecipazione di 1,802 miliardi nel 2027, con un incremento progressivo fino a 2,111 miliardi dal 2030, per compensare l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che verrà statalizzata.

Per quanto riguarda i Comuni, non sono previste compartecipazioni, e il superamento dell’attuale fondo per il trasporto locale suscita preoccupazioni. Attualmente, una parte consistente dei trasferimenti, pari a 2,6 miliardi secondo i calcoli Anci-Ifel, passa dalle Regioni ai municipi, e nel nuovo schema questi trasferimenti perderebbero i vincoli di destinazione.

Per cercare di mitigare le perplessità locali, il testo prevede di avviare il meccanismo per le Regioni dal 2028, con un monitoraggio che potrebbe portare alla revisione delle aliquote di compartecipazione, tenendo conto della dinamicità del gettito Irpef, e l’istituzione di un tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni.

Dal punto di vista politico, la riforma è stata portata avanti con decisione. La Lega ha mantenuto la bandiera federalista e ha impedito lo stralcio delle compartecipazioni per far approvare separatamente altre novità. Tuttavia, le Regioni si sono divise in Conferenza Unificata: le amministrazioni di centrodestra si sono mostrate favorevoli, ma non è stata raggiunta l’unanimità richiesta. Documenti regionali segnalano una «forte criticità sul fondo perequativo» per il trasporto locale, affermando che le compartecipazioni così concepite rappresentano «un arretramento sostanziale in termini di autonomia». Anche Comuni e Province hanno espresso un parere contrario.

Il mancato accordo tra i diretti interessati non blocca formalmente il percorso legislativo, ma rende più incerta la prospettiva della riforma federalista.

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