Sostenibilità

L’INGV lancia il progetto MATRICS per valutare i rischi naturali concatenati

redazione2 min
Progetto MATRICS dell'INGV

In Breve

Cos'è il progetto MATRICS?
Il progetto MATRICS è un'iniziativa dell'INGV per valutare i rischi naturali concatenati e migliorare la resilienza delle reti di monitoraggio.
Quali istituzioni sono coinvolte nel progetto?
Il progetto coinvolge diverse università italiane e partner accademici tra cui il Politecnico di Milano e la Fondazione Eucentre.
In quali aree sarà validato il progetto?
La validazione avverrà nello Stretto di Messina e in Emilia-Romagna.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha recentemente avviato il progetto quadriennale MATRICS (Multi-hazard Assessment of TRIggered and Compound riskS), un’iniziativa che mira a sviluppare metodologie avanzate per la valutazione dei rischi naturali concomitanti o sequenziali. Questo progetto è parte del programma “Pianeta Dinamico 2026-2029” e si propone di superare l’analisi del singolo fenomeno, approfondendo le dinamiche di interazione e gli effetti a cascata tra sismi, frane, fenomeni di liquefazione del terreno e maremoti su uno stesso territorio.

Uno degli obiettivi principali di MATRICS è la valutazione della vulnerabilità delle infrastrutture di monitoraggio. Durante eventi sismici o vulcanici, i sistemi di trasmissione dati e le reti geodetiche possono subire interruzioni nei momenti di massima criticità. Pertanto, il progetto svilupperà protocolli per analizzare l’esposizione a pericoli multipli e orientare strategie volte a garantire una maggiore resilienza operativa delle reti strumentali.

MATRICS adotta un approccio multidisciplinare, coinvolgendo diverse sedi dell’INGV e una rete di partner accademici, tra cui le università di Napoli, Torino, Camerino, Chieti-Pescara, Firenze, il Politecnico di Milano e la Fondazione Eucentre. La coordinatrice del progetto ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni per fornire basi scientifiche solide alla prevenzione e alla gestione delle emergenze.

La validazione delle metodologie sviluppate sarà condotta in due aree geografiche ad alta complessità geologica: lo Stretto di Messina, noto per il devastante sisma del 1908, e l’Emilia-Romagna, colpita dalla sequenza sismica del 2012. L’obiettivo è migliorare la pianificazione territoriale e fornire agli enti decisionali strumenti analitici in grado di descrivere la complessità dei fenomeni naturali.

L’integrazione tra sismologia, geologia e ingegneria è considerata un elemento chiave per tradurre la ricerca in strategie operative di sicurezza pubblica, garantendo l’efficienza delle infrastrutture critiche per la protezione civile in scenari di rischio multiplo.

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